È un progetto culturale che intreccia musica e narrazione intorno a un’idea di comunità fondata sulla cura, la memoria, la solidarietà, l’appartenenza e il rispetto della fragilità. Principi profondamente umani che trovano negli elefanti una delle loro più straordinarie espressioni in natura. Non un modello da imitare, ma qualcosa in cui riconoscerci: il legame con gli altri, la memoria di chi non c’è più, la protezione dei più fragili, la capacità di muoversi insieme senza lasciare indietro nessuno.

Elefanti

Nasce da una domanda: che cosa stiamo raccontando, oggi, dell’essere umano?

Gli elefanti mi hanno offerto un modo per affrontarla. Memoria, cura, comunità, forza, capacità di rallentare quando qualcuno resta indietro. Non una metafora da applicare alle persone, ma un altro punto da cui guardare noi stessi.

Da qui è nato un progetto che mette insieme linguaggi diversi. Al centro c’è RApSOdiA BLUES, un album di sette canzoni originali. Intorno prendono forma racconti, monologhi, fumetti, reading e spettacoli dal vivo in cui musica e parola diventano parti della stessa narrazione.

Le storie parlano di fragilità e resistenza, memoria e libertà, solitudine e partecipazione. Raccontano soprattutto persone comuni, gesti spesso marginali, vicende che rischiano di essere dimenticate. Non cercano eroi né risposte esemplari: cercano ciò che una storia può ancora farci vedere.

ELEFANTI vuole portare queste storie fuori dalle pagine e dalle registrazioni: nei teatri, nei festival, nelle associazioni, nelle scuole e negli spazi culturali, creando occasioni di ascolto, racconto e incontro.

E gli elefanti veri restano parte del progetto. Non soltanto nel nome: l’obiettivo è affiancare alla produzione artistica iniziative di sensibilizzazione e sostegno concreto alla loro tutela.

Un disco, storie, immagini, spettacoli e incontri. Linguaggi diversi per continuare a porre la stessa domanda: quale storia vogliamo raccontare, oggi, dell’essere umano?

RApsodia Blues

Le canzoni di RApSOdiA BLUES non nascono per riempire il silenzio. Nascono per dare voce a chi continua a camminare, anche quando la strada sembra troppo lunga. Sono storie da ascoltare, da cantare e, forse, da riconoscere come proprie, almeno un po’.

Siamo come elefanti, non usiamo mai i guanti

quando ci muoviamo siamo in tanti, siamo elefanti.

Ci muoviamo lentamente, non ci ferma proprio niente

non c’interessa la corrente, noi siamo bella gente.

Giammai indifferenti, sensibili siamo ai pianti

come il tempo siamo costanti, siamo resistenti. 

Speranze deluse, teorie perfette.

Goffi si, ma eleganti, ci muoviamo a gesti lenti

dicono che siamo pazienti, siamo accomodanti.

Spesso siamo divertenti, simpatici, tolleranti

ma non ci stuzzicate troppo, siamo elefanti.

Se ci troviamo davanti, un topo come sono tanti

non credete a quel che si dice, sugli elefanti.

Immagini sfocate, da mille frasi fatte.

È un incubo sociale, reincarnazione del male

fa paura in generale il nostro libero pensare.

Non c’è nulla che spaventi, più d’una corsa d’elefanti

certo goffi ma potenti, noi andiamo avanti.

Ad ogni passo, la terra trema.

Un giorno di pioggia nell’aria la tempesta

veloce sulla strada mille pensieri in testa

il mare all’orizzonte si curva dolcemente

fin dove l’occhio può ma solo distrattamente.

Attraverso questa terra e le sue catene

che un cuore puro non riesce a immaginare.

Ma quello che i tuoi occhi hanno visto un giorno

l’inizio di un viaggio viaggio senza ritorno 

ma quello che i tuoi occhi hanno visto un giorno

l’inizio di un mistero la fine di un sogno.

Profumi di oleandri e canti di sirene

in questa terra dove non pensavi di morire.

Terra dove è meglio guardare senza vedere

dove c’è chi sente ma senza ascoltare

dove vivere è un mestiere difficile da fare

e il coraggio, non tutti, se lo sanno dare.

E la terra dei misteri t’avvolge col suo manto

cosa li è successo non lo dice il racconto

resta viva la domanda nella testa della gente

sulla strada bagnata fu davvero un incidente?

Nello stadio rimbomba il coro della tua gente

la tua curva urla “questo cuore non s’arrende”.

Terra dove è meglio guardare senza vedere

dove c’è chi sente ma senza ascoltare

dove vivere è un mestiere difficile da fare

ma il coraggio, a volte, se lo sanno dare.

Ma passa il tempo, volano le stagioni

cosa è successo non son più opinioni

e la risposta c’è alla domanda della gente

sulla strada bagnata non fu un incidente!